“Tutti gli usi della parola a tutti.
Mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico.
Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo”
G. Rodari
L’associazione Spazio Ipotetico vuole offrirsi come spazio in cui ogni persona – al di là della classificazione o diagnosi assegnata – possa incontrare il piacere e la bellezza dell’arte, ed esprimersi attraverso un processo creativo libero e orientato ai suoi bisogni e desideri, svincolandosi da ogni logica funzionalista, produttiva o riabilitativa.
ll lavoro dell’associazione mira a proporre progetti artistici accessibili a tutte le persone, senza esclusioni di età, abilità o comunicazione e si articola negli spazi del tendone da circo sito a Montelupo Fiorentino e nelle strutture educative e socio-sanitarie (scuole, associazioni, RSA, centri diurni, stutture asl,..)
I percorsi si differenziano in cicli di laboratori, progetti artistici e spettacoli rivolti a persone con demenza senile ed Alzheimer e/o disabilità varie che si trovano all’interno di strutture, a operatrici e operatori (educat*, infermier*, animatrici, volontar*, etc) e rivolti ai familiari e/o comunità locale, come nel ciclo di incontri e performance pubblica “BALERA!” aperto anche ai parenti e a persone esterne.
PERCORSI di MOVIMENTO e DANZA
Il percorso, utilizzando i linguaggi della danza, del teatro e dell’improvvisazione, desidera sviluppare le qualità artistiche e creative di ogni persona, ponendo al centro una precisa attenzione pedagogica alla sua unicità. Facendoci ispirare dalle parole di Gianni Rodari, immaginiamo e attuiamo una visione del mondo in cui non solo “tutti gli usi della parola a tutti”, ma in cui -anche- tutti gli usi del corpo siano a tuttə. In questo humus, dove non è necessario che diventiamo artist*, ma dove è necessario che venga posta l’attenzione alla dignità della persona, si muove il laboratorio: è aperto a qualsiasi corpo e si distanzia con forza da un’idea di arte terapeutica, accogliendo invece un’idea di arte come sperimentazione e quindi come continua scoperta, stimolando l’attenzione alla relazione che abbiamo con noi stess*, con le altre persone e con ciò che ci circonda.
Partendo dalla motivazione intrinseca insita in ognuno di noi di comunicare sempre qualcosa attraverso il movimento del corpo, la proposta è quella di far attraversare ed esperire tecniche legate al movimento, all’improvvisazione e al gesto nello spazio, non adattandole o standardizzandole, bensì personalizzandole. Il laboratorio si concentra sul piacere e la gioia del movimento, sul desiderio di esprimersi e di liberare dei gesti personali che rispettano le inclinazioni di ogni singola persona, e che vengono guardati, riconosciuti e condivisi corporalmente all’interno del gruppo, amplificando le proprie emozioni e potenzialità.
La danza è da intendersi in questa proposta come qualsiasi movimento del corpo, dal più piccolo dettaglio quasi invisibile al più grande movimento possibile, che possa esprimere liberamente una sensazione, una emozione, un istinto, un bisogno, un pensiero, un desiderio, una confusione, un fastidio, un dubbio: nulla è escluso, tutto può essere utilizzato.
Qualsiasi gesto, postura, movimento, stasi, piccolo dettaglio può diventare una danza e per questo motivo qualsiasi persona, essendo unica, può sviluppare una personale espressività, una propria poetica, una propria danza.
Qualsiasi gesto, postura, movimento, stasi, piccolo dettaglio può diventare una danza e per questo motivo qualsiasi persona, essendo unica, può sviluppare una personale espressività, una propria poetica, una propria danza.
BALERA !
Il progetto “BALERA!” prevede un ciclo di incontri all’interno delle strutture RSA aperto anche a persone esterne (parenti o caregiver, operatori e operatrici, associazioni del territorio, etc) e che culmina con una performance pubblica.
In questo caso la pratica artistica permette alla struttura di farsi soglia tra il mondo interno e il mondo esterno stimolando processi cortocircuitanti circa l’inclusione (chi sta includendo chi?) e circa l’abilismo e disabilità (chi insegna a chi?).
Il titolo e lo svolgimento della performance prendono spunto sia dalle vecchie balere sia dalla frase “mi concedi un ballo?”, con l’intento però di focalizzarci sul tema del consenso, della scelta e dell’autodeterminazione. Durante il percorso e durante la performance pubblica viene chiesto ad alta voce di esprimere un desiderio, di manifestare chi siamo con precisione e attenzione, e di invitare a ballare chi desideriamo.
























